Questa è la classica domanda da un milione di dollari: tutti sanno la risposta, ma nessuno la sa formulare in modo esaurente!
Il giocatore di Calcio Da Tavolo tende a minimizzare, rispondendo che il Calcio da Tavolo ha, in pratica, abbandonato la simulazione del calcio per darsi una regolamentazione più "sportiva" e semplice da arbitrare, ma comunque divertente.
Nel Subbuteo, continua, c'era più gioco al "giro", nel Calcio da Tavolo c'è più gioco al "volo", qualche regola diversa, che comunque non stravolge il gioco stesso.
Il Calcio da Tavolo può essere visto come una evoluzione del Subbuteo Agonistico che si giocava negli anni '90.
In breve, le differenze tra i due sono di materiali:
e di regolamenti:
ruolo più attivo dell'arbitro nel Calcio da Tavolo: «Nel subbuteo l'arbitro è giudice delle richieste dei giocatori, tutte le infrazioni che avvengono sul tavolo di gioco devono essere richieste dai giocatori, qualora ovviamente le vedano, l'arbitro ha il compito di giudicare se tale infrazione è stata effettivamente commessa ed eventualmente applicare la sanzione prevista dal regolamento. Nel Calcio da Tavolo l'arbitro ha un ruolo più attivo essendo lui che segnala ai giocatori le infrazioni, al giocatore resta la scelta se approfittare della sanzione prevista dal regolamento o procedere con un vantaggio. »
migliore regolamentazione del gioco difensivo: «Nel subbuteo il problema grosso era la regolamentazione delle azioni difensive fallose. Nel subbuteo esistevano troppe discriminanti per sanzionare un tocco errato della difesa. Se il difensore colpiva la palla od un giocatore avversario che era considerato "in movimento" generava una sanzione definita "back al volo", ovvero: la miniatura del difensore e quella dell'attaccante tornavano nella loro posizione di partenza. Al successivo movimento dell'attaccante il difensore doveva restare fermo (un pò come nel gioco dell'oca, mancano solo i dadi). Questo tipo di sanzione, molto penalizzante per il difensore, ha creato diverse generazioni di "cacciatori di back", in pratica giocavano esclusivamente sul movimento del difensore, senza nemmeno guardare dove andasse la pallina, alla ricerca unicamente del "back selvaggio" per rubare la difensiva all'avversario. La parte critica dell'azione era sempre dalle parti dell'area di tiro dove l'arbitro aveva sempre il difficile compito di stabilire non solo se la palla od il giocatore fossero effettivamente in movimento, ma stabilire se la palla fosse o meno già nell'area di tiro. Si comprende che se la palla, giudicata in area, tramutasse l'azione di back al volo in un autentico calcio di rigore al quale il difensore non poteva opporre alcuna mossa difensiva. Le polemiche su questo tipo di azione erano spesso molto feroci, in particolare nelle partite più equilibrate, con urla e schiamazzi volti a fare pendere il giudizio dell'arbitro a favore proprio con penose "contrattazioni" sui millimetri in più od in meno percorsi dalla pallina. Per arbitrare questo tipo di back occorreva molta esperienza e molto spesso i neofiti, ancora non particolarmente abili nel giudicare i movimenti delle miniature in campo, venivano letteralmente psicologicamente stritolati dai giocatori più navigati. Con nuovo regolamento del CdT è stato abolito il "back al volo", sostituendolo con un calcio di punizione indiretto. Questa nuova regola ha provocato evidenti benefici anche per la comprensione del gioco. L'arbitro, anche neofita, può permettersi il lusso di errare sulla perfetta posizione della palla, in quanto in ogni caso l'attacante non potrebbe scagliarla immediatamente in porta. Il difensore viene penalizzato per l'errore commesso ma non in maniera così pesante come il subire un tocco, spesso decisivo, dovendo restare fermo. Buon ultimo si sono evitate tutte quelle penose contrattazioni sulla posizione della pallina, e non è poco per la psiche di chi si avvicina al gioco. »